Se La Mettiamo Così...

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sabato, 19 agosto 2006
 

CHARLIE BROWN!

...Decisamente oggi mi sento Charlie Brown. Non fosse per l'abbondanza di capelli e la mancaza del maglione con la graca, sarei proprio Charlie Brown.
Cazzo quanto mi sento Charlie Brown devo proprio sforzarmi per ricordarmi che non lo sono. Se chiudo gli occhi ho chiari ricordi della mia infanzia: il mio bracchetto bianco e nero, mia sorella la pestifera, le ragazzine che non mi si filavano, i dubbi esistenziali, l'angoscia del giorno dopo...
Nella vita passata si può essere stati un fumetto?
Non sono Charlie Brown, Non sono Charlie Brown, Non sono Charlie Brown, Non sono Charlie Brown, Non sono Charlie Brown, Non sono Charlie Brown, Non sono Charlie Brown...
Il fatto che mi senta così angosciato all'idea di essere Charlie Brown, non è la prova lampante che io lo sia? O per lo meno che dentro di me ci sia una predisposizione genetica ad esserlo?
Non sono Charlie Brown, Non sono Charlie Brown, Non sono Charlie Brown, Non sono Charlie Brown.

Non sono Charlie Brown anche perchè sono troppo grande per esserlo. Charlie Brown non sarà mai grande, come un bambino morto troppo presto. Ma cosa sarebbe diventato Charlie Brown da adulto?
Avrebbe sfogato tutta la frustrazione accumulata dall'infanzia, diventando un tipo palestrato ed atletico? Sarebbe diventato Psicanalista per riuscire finalmente a capire se stesso? O magari scrittore di romanzi minimal-intimisti? O sarebbe crollato, sopraffatto dalla fatica di vivere, per morire di overdose in un vicolo cieco di qualche metropoli?

E se avesse dimenticato il suo passato ed ora si ritrovasse a vivere in un paesino della Sicilia e a domandarsi su un blog perchè si sente così asfissiantemente Charlie Brown?

Non Voglio essere Charlie Brown...Dov'è il mio maglione giallo con la greca...Non Voglio essere Charlie Brown...Dov'è il mio maglione giallo con la greca...Non Voglio essere Charlie Brown...Dov'è il mio maglione giallo con la greca...Non Voglio essere Charlie Brown...Dov'è il mio maglione giallo con la greca...Non Voglio essere Charlie Brown...Dov'è il mio maglione giallo con la greca...Non Voglio essere Charlie Brown...Dov'è il mio maglione giallo con la greca...Non Voglio essere Charlie Brown...Dov'è il mio maglione giallo con la greca...Non Voglio essere Charlie Brown...Dov'è il mio maglione giallo con la greca...Non Voglio essere Charlie Brown...Dov'è il mio maglione giallo con la greca...
postato da fracartina | 09:51 | commenti (15)


domenica, 06 agosto 2006
 

Un'altro raccontino. premetto che è ancora da agiustare, limare, riscrivere forse. Ma fatemi sapere che ne pensate
ciao

Fa caldo. Il condizionatore ha esalato l’ultimo respiro tre giorni fa. Il sole entra insopportabile dalla tapparella abbassata a trequarti. Fissi la pagina bianca sullo schermo del PC. Sai che dovresti iniziare a scrivere, l’articolo deve essere pronto entro sera, ma le parole hanno deciso di latitare. O forse semplicemente non riescono a trovare lo spazio per inserirsi tra i tuoi pensieri. In realtà il pensiero è uno solo e, per quanto tu possa rifiutare di ammetterlo, occupa tutta la mente.
L’unico pensiero che riesci ad avere è lei. Lei nelle sue mille espressioni. Lei che ti guarda di trequarti,  le che ride coprendosi la bocca, lei che beve a canna lasciando che l’acqua le scorra giù per il collo, lei che ti guarda di sottecchi cercando di capire le tue intenzioni… .
Ti appare chiaro ch’è inutile rimanere a fissare la pagina bianca, gli occhi cominciano a bruciare. Ti alzi, frughi nella borsa alla ricerca delle sigarette, socchiudi la finestra lasciando entrare l’aria afosa di agosto. Ti chiedi perché abbia telefonato, una scusa apparentemente banale, poi le chiacchiere frivole come se semplicemente volesse sentire la tua voce.
La fiamma dell’accendino, quando accendi la sigaretta, aggiunge calore al calore. Ti chini sul davanzale cercando di mandare il fumo in strada, ma l’aria immobile non ti aiuta certo ed il fumo sale ad annidarsi sul soffitto. Vorresti essere certo delle sue intenzioni, vorresti non essere così insicuro di te stesso. Vorresti avere un’altra voce, meno irregolare. Vorresti avere altre espressioni, meno confuse ed infelici. Giù in strada alcuni bambini giocano a palla sotto il sole ustionante, si urlano insulti in dialetto, mettendo in discussione la moralità delle rispettive madri.
Sembrava così bisognosa di sentirti quando t’ha chiamato, così e protesa verso di te, la voce appena incrinata da una qualche emozione o voglia. Poco più in la, sotto l’ombra di un portone, due ragazzini si baciano seduti su un vespino bianco. Il sole ti fa sudare, la pelle prude. Sembrava così interessata quando ha telefonato. Ti chiedi perché quando l’hai richiamata ti sia apparsa così distante, frettolosa di chiudere la conversazione. A chi appartenevano le voci in sottofondo. Quale vita privata la renda così definitivamente lontana da te.
Il caldo è insopportabile, lanci in strada la sigaretta fumata a metà. Chiudi la finestra. Vorresti spaccare tutto, vorresti scappare il più lontano possibile, in un altro mondo, in un’altra vita. Pensi che se devi stare così male, forse è meglio non sentirla più, ma immediatamente dopo ti scopri a sbirciare il cellulare in cerca di una sua chiamata. Come se potessi non averla finita.
“Ci sentiamo domani?” Le hai chiesto alla fine di un telefona più che scostante.
“Non lo so, forse sono impegnata. Ti chiamo io.” Lasciandoti in sospeso ancora una volta, sull’orlo di un’attesa che ti appare senza fondo.
Torni al computer. L’articolo deve essere pronto entro sera. Lo sai. Ma lei continua ad impregnare la tua mente, senza lasciare alle parole lo spazio per entrare.

postato da fracartina | 11:31 | commenti (4)


sabato, 05 agosto 2006
 

Sergio Corazzini

Sono poesie tristi quelle che seguono, sono poesie tristi di un ragazzo di venti anni che sa di non poter arrivare ai venticinque.  Vive e muore nell’arco di ventuno anni con tutta la melanconia e la disperazione di chi vorrebbe vivere ma non riesce che ad aspettare la morte. Muore di tubercolosi, muore di una morte annunciata. Vive per cinque anni sapendo di morire. Vive e vorrebbe raggomitolarsi e piangere dalla paura, ma non può farlo. Così invece di piangere scrive poesie.

Sono particolarmente legato a questo poeta e a queste poesie, perché per una volta il poeta non si nasconde dietro artifizi letterari fingendo passioni inesistenti. Sono parole sincere ed addolorate, e la struttura serve solo a non farle straripare.

Questa non vuole essere una recensione, non ne sono capace. Semplicemente amo Corazzino e vi volevo farvene partecipi.

Desolazione del povero poeta sentimentale

I.
Perché tu mi dici: poeta?

Io non sono un poeta.

Io non sono che un piccolo fanciullo che piange.

Vedi: non ho che le lagrime da offrire al Silenzio.

Perché tu mi dici: poeta?

II.
Le mie tristezze sono povere tristezze comuni.

Le mie gioie furono semplici,

semplici così, che se io dovessi confessarle a te arrossirei.
 

Oggi io penso a morire.

 

III.
Io voglio morire, solamente, perché sono stanco;

solamente perché i grandi angioli

su le vetrate delle cattedrali

mi fanno tremare d'amore e di angoscia;

solamente perché, io sono, oramai,

rassegnato come uno specchio,

come un povero specchio melanconico.

Vedi che io non sono un poeta:

sono un fanciullo triste che ha voglia di morire.

IV.
Oh, non maravigliarti della mia tristezza!

E non domandarmi;

io non saprei dirti che parole così vane,

Dio mio, così vane,

che mi verrebbe di piangere come se fossi per morire.

Le mie lagrime avrebbero l'aria

di sgranare un rosario di tristezza

davanti alla mia anima sette volte dolente,

ma io non sarei un poeta;

sarei, semplicemente, un dolce e pensoso fanciullo

cui avvenisse di pregare, così, come canta e come dorme.

V. 
Io mi comunico del silenzio, cotidianamente, come di Gesù.

E i sacerdoti del silenzio sono i romori,

poi che senza di essi io non avrei cercato e trovato il Dio.

VI.
Questa notte ho dormito con le mani in croce.

Mi sembrò di essere un piccolo e dolce fanciullo

dimenticato da tutti gli umani,

povera tenera preda del primo venuto;

e desiderai di essere venduto,

di essere battuto

di essere costretto a digiunare

per potermi mettere a piangere tutto solo,

disperatamente triste,

in un angolo oscuro.

VII.
Io amo la vita semplice delle cose.

Quante passioni vidi sfogliarsi, a poco a poco,

per ogni cosa che se ne andava!

Ma tu non mi comprendi e sorridi.

E pensi che io sia malato.

VIII.
Oh, io sono, veramente malato!

E muoio, un poco, ogni giorno.

Vedi: come le cose.

Non sono, dunque, un poeta:

io so che per esser detto: poeta, conviene

viver ben altra vita!

Io non so, Dio mio, che morire.

Amen.

 

La morte di Tantalo

Noi sedemmo sull'orlo
della fontana nella vigna d'oro.

Sedemmo lacrimosi in silenzio.
Le palpebre della mia dolce amica

si gonfiavano dietro le lagrime

come due vele

dietro una leggera brezza marina.

Il nostro dolore non era dolore d'amore
né dolore di nostalgia

né dolore carnale.

Noi morivamo tutti i giorni

cercando una causa divina

il mio dolce bene ed io.

 
Ma quel giorno già vanìa

e la causa della nostra morte

non era stata rinvenuta.

E calò la sera su la vigna d'oro
e tanto essa era oscura

che alle nostre anime apparve

una nevicata di stelle.
 

Assaporammo tutta la notte
i meravigliosi grappoli.

 Bevemmo l'acqua d'oro,
e l'alba ci trovò seduti

sull'orlo della fontana

nella vigna non più d'oro.

O dolce mio amore,
confessa al viandante

che non abbiamo saputo morire

negandoci il frutto saporoso

e l'acqua d'oro, come la luna.

E aggiungi che non morremo più
e che andremo per la vita

errando per sempre.

 

Il mio cuore

Il mio cuore è una rossa
macchia di sangue dove

io bagno senza possa

la penna, a dolci prove

eternamente mossa.
E la penna si muove

e la carta s'arrossa

sempre a passioni nove.

Giorno verrà: lo so
che questo sangue ardente

a un tratto mancherà,

 
che la mia penna avrà

uno schianto stridente...

... e allora morirò.

postato da fracartina | 18:39 | commenti (1)
 

Vacanze on mode

Sono in modalità vacanza. Ora però s’inizia a lavorare sul serio, c’è da finire un bel po’ di roba arretrata accumulatasi sulla scrivania (ho gia chiamato Messner per prendere le pratiche in cima).

Finalmente, con ogni probabilità potrò riprendere anche ad aggiornare un po’ questo blog che da troppo giace triste ed abbandonato…

Ma di cosa posso parlare? Ci sarebbero tante cose da dire che non vorrei offenderne qualcuna dimenticandola. Forse è il caso al momento di continuare a non dire niente. Poi vedremo

ciao

postato da fracartina | 08:38 | commenti